A 26 anni ho scoperto di avere un tumore: il journaling mi sta aiutando a sopravvivere

Immagine scura con il logo bianco ufficiale di backtojournal il blog sul journaling di riferimento in Italia - Nell'immagine una clessidra con il tempo che scorre.

Il disegno è entrato nella mia vita alle medie, durante l’ora di arte. Disegnavo senza troppa fatica: mi veniva naturale.

Poi, al liceo linguistico, ho scoperto la scrittura ed è stato amore a prima vista.

Grazie alla letteratura italiana, inglese, francese e spagnola ho conosciuto poeti italiani e stranieri e mi sono innamorata del loro modo di incastrare parole semplici fino a trasformarle in capolavori.

Così ho iniziato a scrivere: per divertimento, per curiosità, per passatempo.

Ero spensierata, felice, avevo una vita che amavo profondamente. Poi, all’improvviso, tutto è cambiato.

Come è iniziato il mio incubo?

16 aprile 2025. Ore 4:00. 

“Crediamo si tratti di linfoma.” 

Scoprire di avere un tumore a 26 anni è qualcosa di indescrivibile. La mia vera vita si è fermata in quel momento. Da lì è iniziato tutto.

Ho perso il conto degli esami del sangue fatti, delle brioche mangiate, dei giorni di ricovero, delle visite con l’ematologo, delle biopsie, dei giorni passati in ospedale, dei pianti e dei momenti in cui cercavo disperatamente di sentirmi normale.

Tra aghi, nausea da chemio, stanchezza estrema e dolori disumani sono riuscita ad affrontare 6 cicli di chemioterapia.

Per un attimo ho assaporato uno spiraglio della mia vecchia vita.

Poi, però, il 9 dicembre 2025 tutto si è fermato di nuovo: la recidiva era dietro l’angolo ad aspettarmi.

Mi è crollato il mondo addosso.

Ricordo perfettamente quel momento e credo che non lo dimenticherò mai: “Mamma, c’è ancora.”

E poi il pianto. Disperato.

Ho ripensato immediatamente a tutto il dolore già affrontato e sapere di dover rivivere ancora un altro anno di ospedali, terapie e paura mi ha spezzata.

Mi sentivo sprofondare.

Ora mi aspettano altri 4 cicli di chemio e poi almeno un mese di ricovero per il trapianto autologo di cellule staminali.

E sì, sono terrorizzata.

Nonostante tutto, però, continuo a ridere, a scherzare, a provare ad andare avanti, ma quella felicità che mostro è amara. Non è piena. Non è vera. Sta aspettando di uscire da tutto questo.

Il paradosso più grande? 

Sto lottando per continuare a vivere ma, in questo periodo, non sto vivendo davvero.

Come mi sento dentro questo dolore?

Il tumore ha diviso la mia vita in un prima e un dopo.

Da quel 16 aprile vivo in un limbo in cui devo andare avanti, devo essere forte, devo sopportare dolori indescrivibili e devo stare in un corpo trasformato dai farmaci.

Non ci sono alternative. Devo farlo, perché voglio continuare a vivere.

Io vivo di emozioni e, da quando mi trovo in questo girone dell’inferno, sento tutto molto più intensamente.

Apprezzo le piccole cose quotidiane come mai prima d’ora: un tramonto, una giornata tranquilla, una risata, un profumo familiare, ma allo stesso tempo mi sento costantemente travolta dai pensieri.

Ci sono giorni in cui il dolore mentale pesa quasi quanto quello fisico. Giorni in cui il mio corpo e la mia mente chiedono pietà.

Mi guardo allo specchio e non mi riconosco.

Riguardo le vecchie foto e vedo nei miei occhi una leggerezza che oggi mi manca terribilmente.

Dentro di me sono sempre la stessa persona, ma allo stesso tempo sento di essere cambiata completamente.

Guardo i miei coetanei vivere con spensieratezza, pieni di energia e progetti e mi manca profondamente quella normalità che prima davo per scontata. 

Mi manca vivere senza domande che tolgono il respiro: mi sveglierò da quell’intervento?

Riuscirò davvero a uscirne?

Continuerò a vivere?

Mi sono chiesta mille volte: “Perché proprio io?” 

“Perché mi è toccato tutto questo dolore e sofferenza?”

Mi è stato detto che questa battaglia ha scelto me perché sono abbastanza forte da affrontarla.

Non so se sia vero, ma so che ogni giorno combatto con tutta me stessa.

Ho paura di altre delusioni, della sofferenza, della possibilità di non farcela. Mi è stato diagnosticato un Disturbo Post-Traumatico da Stress con attacchi di panico e ansia costanti, ma non mi arrendo.

Il tumore ha tirato fuori una forza mentale e fisica che non pensavo di possedere.

Una forza feroce.

Perché non sto combattendo contro un altro essere umano, ma contro qualcosa che mette in discussione la vita stessa.

Mi hanno definita “un uragano di forza”. Nonostante tutto, continuo a resistere.

Come il journaling mi ha salvata?

Oggi scrivere, disegnare e fare journaling non sono più semplici hobby. Sono diventati la mia ancora di salvezza.

Sono un rifugio. Una cura silenziosa. Uno spazio sicuro in cui posso lasciare andare il dolore e dare voce a tutto ciò che spesso non riesco a dire ad alta voce.

La scrittura è il filo che continua a unire la mia vita di prima con quella di oggi.

Scrivere mi aiuta a mettere ordine nel caos che ho dentro. Alleggerisce il peso dei momenti difficili in ospedale, mi fa sentire più libera, più viva.

Mi permette di capire davvero quello che provo.

Le note del mio cellulare sono piene di frasi scritte nei momenti più casuali della giornata. 

Non decido quando scrivere: succede e basta.

Guardo un tramonto, ripenso a un ricordo con le mie nonne, sento un profumo particolare e improvvisamente nasce una frase nella mia mente.

In quel momento sento il bisogno di fissarla sullo schermo, di darle spazio.

Ogni volta, dopo aver scritto, mi sento più leggera. Quasi felice, anche se magari solo per pochi secondi.

Quando provo un’emozione troppo forte e non riesco a gestirla, la scrivo.

Una volta messa nero su bianco, non sono più sola a portarla dentro di me.

Posso rileggerla, conoscerla, toglierle potere, farla mia e riprendere spazio nella mia mente.

Come mi fa stare meglio?

Disegnare e fare journaling mi permettono di spegnere tutto il resto.

In quei momenti penso solo ai colori da scegliere, alle parole da scrivere, alle pagine da riempire. 

Entro in un altro mondo: un mondo colorato che, anche solo per un attimo, mi fa dimenticare la realtà in bianco e nero in cui vivo oggi.

In un periodo in cui tutto è cambiato troppo in fretta, la scrittura, il journaling e il disegno sono diventati il mio modo di resistere, di respirare, di continuare a riconoscermi anche dentro la tempesta.

Senza di loro impazzirei. 

Continuerei a sentirmi affogare dentro questo tsunami.

Come mi aiutano ad andare avanti?

Le giornate no, ci sono state e continueranno a esserci. 

Ci sono momenti in cui mi sento esausta, arrabbiata, svuotata. Momenti in cui la paura prende spazio e sembra soffocare tutto il resto.

Riesco sempre, in qualche modo, a ritrovare un piccolo appiglio.

La scrittura, il journaling, il disegno e le persone che amo mi stanno tenendo la mano dal primo giorno.

Non smetterò mai di essere grata per questo.

So di non essere sola.

Forse è proprio questo che mi permette di andare avanti anche quando mi sento distrutta: sapere che, nonostante tutto, c’è ancora qualcosa che mi tiene viva dentro.

Ti ringrazio di cuore per aver letto la mia storia fino a qui.

Non so ancora quando finirà questa tempesta.

So, però, che il journaling non ha cancellato la mia paura, ma mi sta insegnando, giorno dopo giorno, a non affondarci dentro.

Se vorrai continuare a seguire il mio percorso, mi trovi su Instagram come @setivaleggimi.

Grazie anche a Dome, che mi ha ospitata e a backtojournal.it, qui mi sento accolta, compresa e al sicuro.

In un momento così difficile della mia vita, sapere di avere una comunità accanto significa molto più di quanto riesca a spiegare con le parole.

Ylenia Frisoli

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