Propositi per il 2026: il Journaling come guida per ripartire alla grande

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A fine anno succede qualcosa di strano. Diventiamo spietati.

Ci osserviamo dall’alto, come se fossimo un progetto riuscito male.

Ripassiamo mentalmente i mesi come se fossero una lista di compiti: le cose fatte, quelle iniziate con entusiasmo e lasciate a metà.

E spesso il tono è duro, come se l’anno fosse una prova da superare e noi non avessimo studiato abbastanza.

Ti ci rivedi?

Se succede anche a te, sei nel posto giusto.
Forse non per sistemare tutto, ma per iniziare a stare un po’ meglio.

In questo scenario poco gentile fare journaling può diventare due cose molto diverse:

uno spazio di cura oppure l’ennesimo tribunale interiore.

Nelle prossime pagine faremo tre cose semplici, ma fondamentali.

Prima, useremo la scrittura per ordinare la mente da tutto ciò che ci pesa.

Poi impareremo a rileggere noi stessi con più gentilezza, come faremmo con un amico.

Infine, chiuderemo l’anno riconoscendo anche i piccoli successi invisibili, quelli che spesso non contiamo mai.

Lo faremo insieme, passo dopo passo.

Journaling come atto di cura (non di miglioramento)

La vita di tutti noi cambia mille volte: un cambio di lavoro, un amore finito, un trasferimento in un’altra casa… 

In tutte queste occasioni serve qualcosa che ci tenga saldi alla nostra identità.

Per me, ogni volta che la vita cambiava, scrivere il mio diario è stata una costante.

Mi ha aiutata a dialogare con la persona di cui temo più il giudizio: me stessa.

Negli anni ho collezionato qualche accorgimento, così che ogni pagina che scrivo possa davvero sostenermi nella vita là fuori.

Non sono regole, non sono tecniche rigide: sono semplici modi di stare sulla pagina che non ti insegnano a scrivere meglio, ma a farti meno male mentre scrivi.

È da lì che il journaling smette di essere un bilancio severo e diventa, finalmente, un atto di cura.

L’idea è semplice: fare in modo che quella pagina serva davvero a chiudere l’anno, senza giudizio, per entrare nel nuovo con un po’ di spazio mentale in più.

Scrivere diventa così un gesto gentile verso noi stessi.

Non è il momento di pensare al miglioramento

Siamo abituati a pensare al journaling come uno strumento per:

  • crescere
  • migliorare
  • diventare una versione più evoluta di noi

Ma a fine anno non abbiamo bisogno di crescere. Abbiamo bisogno di riposo emotivo.

Abbiamo passato tutto l’anno travolti da notifiche incessanti, paragoni impossibili e messaggi che ci spingono a fare sempre di più, senza mai fermarci.

Finisce l’anno e ci ritroviamo tutti stanchi, sopraffatti e pieni di dubbi.

Sei d’accordo ? 

Ed è qui che il journaling come atto di cura può fare la differenza. 

Non chiede performance, lucidità o obiettivi.

Chiede solo presenza: sedersi, scrivere e dire la verità, anche quando è scomoda o confusa.

Svuotare la mente per fare spazio

La funzione più importante del journaling a fine anno è svuotare la mente.
Non ordinare, non sistemare.

Annota ciò che ti pesa:

  • “Avrei dovuto impegnarmi di più”
  • “Le cose non stanno andando come avrei voluto”
  • “Sono indietro rispetto ai miei amici”
  • “Non ho niente di speciale”

Finché restano nella mente, questi pensieri sembrano verità assolute.

Sulla carta, diventano semplicemente parole. Non più sentenze.

Vederli scritti crea distanza emotiva, e nella distanza nasce sollievo.

Uno dei propositi per il 2026: scrivi senza aspettative

Prova a scrivere come se nessuno dovesse mai leggere quelle parole, nemmeno tu in futuro. Non preoccuparti di ordine, coerenza o bellezza. 

L’obiettivo è liberare spazio mentale e alleggerire il cuore.

Ma se vuoi che la pagina diventi davvero un atto di cura, c’è un passo in più.

Fermati, rileggiti e chiediti:

Direi lo stesso a una persona che amo?

Questa semplice domanda trasforma le sentenze che hai elencato in un atto di gentilezza verso te stesso.

Rispondersi con gentilezza: parlare a se stessi come a un amico

Dopo aver svuotato la mente, arriva il momento più potente: rispondersi con affetto.

Pensa a un amico che si sfoga con te

Cosa gli diresti per sostenerlo senza giudicare o minimizzare il suo dolore?

Lo ascolteresti.

Lo lasceresti parlare senza interromperlo, senza provare a sistemare tutto subito.

Lo ascolteresti mentre mentre cerca di dare senso a pensieri che fanno male:

“Non ho fatto abbastanza, potevo fare di più”

“Sono stanco, non ho più forza”

“Mi sento indietro, gli altri sono più avanti “

A quelle frasi non serve una correzione. Serve spazio.

Sii il tuo amico e lascia che la pagina del tuo diario sia il tuo spazio.

Una tecnica di scrittura che mi ha rivoluzionato la vita

La tecnica che ha rivoluzionato il mio modo di fare journaling è parlarsi in seconda persona, come se fossi tu l’amico che ha bisogno di conforto:

Ti voglio bene. Sono fiero di te. Hai fatto del tuo meglio.”

Rispondere a se stessi con affetto, riconoscendo la fatica e suggerendo piccoli passi concreti, trasforma il journaling da sfogo a vero atto di cura.

Quello che prima era un “non ho fatto abbastanza” può diventare:

In realtà hai fatto del tuo meglio. Le cose possono andare meglio, ma sono fiero di te per quello che hai raggiunto”

In questo modo, le parole scritte sulla pagina portano sollievo, leggerezza e gentilezza verso te stesso.

Piccoli successi invisibili e journaling: il metodo per chiudere l’anno con cura e consapevolezza

Probabilmente hai chiuso il 2024 con una lista di buoni propositi e obiettivi per il 2025.

Ti dico com’è andata: forse hai realizzato solo la metà delle cose che avevi previsto.

Hai smesso di fumare? 

Ti sei iscritto alla maratona?

Sei riuscito a mettere da parte i soldi che volevi? 

Hai letto tutti i libri che avevi segnato? 

Probabilmente no.

E va bene così. Davvero.

Questa è la storia mia, la tua, la nostra. 

Non serve giudicarsi per quello che non è andato come previsto. 

Attenzione: non sto dicendo che è inutile iniziare un nuovo anno con una lista di desideri e obiettivi.

La verità è che sì, le cose potranno andare meglio l’anno prossimo, ma solo se ti concedi di iniziare il 2026 liberato dal peso delle aspettative, da ciò che è andato storto o da ciò che non hai raggiunto.

Come?

Fai una lista delle cose invisibili che hai raggiunto, quelle che non avevi messo in conto ma che meritano di essere riconosciute come piccoli successi

Questo piccolo gesto ti permette di iniziare il nuovo anno con leggerezza, senza portarti dietro il peso del fallimento quando invece ci sono cose che hai fatto bene, ma di cui spesso ti dimentichi.

Il journaling di fine anno diventa così un rituale di cura, non un bilancio da temere. 

Ti aiuta ad accogliere ciò che è stato, riconoscere i tuoi piccoli successi e prepararti al 2026 con la pacca sulla spalla che meriti.

Journaling: perché non sempre fa stare bene 

Probabilmente nella lista dei tuoi propositi per il nuovo anno hai scritto: iniziare a fare journaling

Magari ti hanno raccontato che scrivere fa sempre stare bene, che basta aprire il diario e tutto diventa chiaro, leggero, semplice.

La verità è un po’ diversa.

Il journaling non regala subito sollievo.

A volte ti mette davanti a pensieri scomodi, emozioni che preferiresti ignorare, rimpianti che avevi messo da parte. 

E va bene così. 

Non è un errore: è proprio la sua forza.

La pagina non serve a cancellare il dolore, ma a dargli uno spazio sicuro, a trasformarlo in parole che puoi osservare senza esserne travolto.

Non devi scrivere tutti i giorni, e non devi aspettarti di sentirti subito leggero.

Il journaling funziona quando diventa atto di cura, non obbligo o promessa di felicità istantanea. 

Concediti di sentire tutto quello che emerge: è così che la penna diventa una mano amica, pronta ad accompagnarti fuori dall’anno appena passato e dentro a quello nuovo.

Ed è con questo augurio che ti saluto.

Che il journaling possa essere anche per te questo: uno spazio in cui tornare, una voce che non giudica, un abbraccio di cui hai bisogno.

E come termino sempre le mie pagine di diario:

Ti voglio bene. A presto.

Kauti

Copywriter da poco, Journaler da sempre

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