
Quando il vuoto diventa parte della tua storia
Crescere senza uno dei genitori lascia un segno che va oltre la semplice assenza fisica. È un’ombra che si allunga nei ricordi, nelle domande e nei confronti silenziosi con la vita degli altri.
Io questo vuoto l’ho conosciuto presto.
Avevo tre anni quando mio padre se ne andò. All’inizio non comprendevo il significato di quel distacco, finché a scuola non vidi altri bambini tornare a casa mano nella mano con i loro papà.
Le domande che facevo a mia madre ricevevano risposte vaghe, e così il dolore e la rabbia verso quell’abbandono cominciarono a crescere. Non odiavo mio padre, sia chiaro, ma quella ferita restava viva, come una nota stonata in sottofondo.
Fu in quegli anni che iniziai a scrivere. Avevo all’incirca 8 o 9 anni. Ovviamente non era un atto consapevole, ma un bisogno di togliere dalla mente i pensieri negativi.
Avevo dentro un rumore assordante e la scrittura diventò il mio primo respiro dopo anni di apnea.
A volte bastava un: Oggi mi sento arrabbiato perché…, altre volte erano pagine intere.
Quelle parole non cancellavano la sofferenza, ma mi permettevano di darle un contorno, di sapere dove iniziava e dove finiva.
Fu in quel momento che capii, che potevo gestire quel problema con carta e penna.
Una delle cose più determinanti della scrittura, e questo l’ho imparato negli anni, è che ti permette di dare un nome a ciò che provi, di dare un volto alle emozioni.
Quindi partiamo da questo aspetto fondamentale per la trasformazione.
Dare un nome a ciò che senti, per trasformare rabbia e dolore, in forza interiore.
Il Journaling mi ha insegnato a separare ciò che accadeva da ciò che provavo.
Per anni credevo che la mia vita fosse definita solo da quell’assenza.
Poi, scrivendo, ho iniziato a vedere la differenza tra i fatti e le emozioni: da una parte “mio padre non c’è”, dall’altra “mi sento solo” o “sono arrabbiato”.
Questa distinzione mi ha dato chiarezza: il dolore era reale, ma non era tutta la mia identità.
Grazie alla scrittura, avevo imparato a separare i fatti dalle emozioni che provavo. Avevo capito che non avere un Padre, non mi rendeva automaticamente un ragazzo arrabbiato o ribelle. Tantomeno mi ostacolava nel poter vivere al meglio la mia vita.
In principio, il mio diario era un flusso di sfoghi crudi.
Ricordo ancora quando scrivevo tutto ciò che odiavo. Lo facevo piangendo, perché non volevo provare quelle emozioni.
Poi ho iniziato a scrivere a quel bambino di tre anni come se fossi il padre che non aveva. Non per spiegare il perché, ma per dirgli che valeva la pena di essere amato, ascoltato e vissuto.
Quelle lettere non cambiavano la realtà, ma cambiavano il mio modo di guardarmi: da figlio abbandonato a persona che meritava rispetto e cura.
Questo mi ha aiutato a vedermi diversamente e cambiare la traiettoria della mia vita.
Purtroppo, se stai affrontando anche tu questa situazione, sappi che tutto ciò ti porterà a crescere in fretta. Forse troppo in fretta.
Non l’hai scelto tu, lo so, ma adesso puoi fare solo due cose:
Lasciare che il passato di qualcun altro ti distrugga o usare quel passato per costruire il tuo presente.
Crescere senza un genitore ti fa porre molte domande. Risponderle è importante!
Per anni mi sono chiesto: “Perché non è rimasto?” “Cos’è successo veramente?”
Sapevo che certe risposte non sarebbero mai arrivate, ma il diario mi ha insegnato che anche le domande meritano uno spazio.
Quindi scrivevo degli ipotetici perché, provavo a immaginare cosa fosse successo e poi scrivevo come mi faceva sentire. Vedevo molta rabbia nelle mie parole, ma allo stesso tempo mi rendevo conto che il diario assumeva il ruolo di “contenitore della rabbia”.
Quando reprimi la rabbia è difficile controllarla.
Spesso può sfociare in atti di violenza, uno sguardo spento o ribellione nei confronti degli adulti.
Se ti capita di sentirti così non preoccuparti è normale. Ma se impari a veicolare questa rabbia altrove, riuscirai a gestirla al meglio.
Canalizzarla nella scrittura è meglio che sfogarla addosso a qualcuno.
Quindi prova a scrivere: Perché non ci sei? e poi aggiungi: Oggi mi sento… Questo mi aiutava a vivere la domanda insieme alla mia emozione del momento, senza dover trovare subito una soluzione.
Ma almeno, il vortice di pensieri trovava un attimo di pace.
Non ho sempre scritto ogni giorno. Ci sono stati anni di silenzio e anni di scrittura quotidiana. Ma ogni volta che tornavo al diario, lui era lì: un vecchio amico pronto ad ascoltarmi.
Rileggendo le vecchie pagine, ho visto il bambino arrabbiato crescere, maturare e diventare un uomo più consapevole.
Il dolore non è scomparso, ma ha smesso di essere il mio padrone.
Ti dirò di più, ho sostituito quel dolore con felicità e forza interiore.
Ma adesso, lascia che ti dia 5 suggerimenti di scrittura che ti aiuteranno a trasformare la rabbia e il dolore, in una grande forza interiore.
Non solo ti sentirai meglio. Vivrai meglio ogni giorno della tua vita.
Ci sei?
Prendi carta e penna!
5 Esercizi di scrittura terapeutica per affrontare l’assenza di un genitore
1. Scrivi una lettera al genitore assente, anche se non la leggerà mai
Mettere su carta ciò che vorresti dire a un genitore che non è presente ti aiuta a dare forma ai pensieri e a liberarti del peso di tenerli dentro. Questa lettera non è per lui o per lei: è per te. È uno spazio sicuro per dire ciò che non hai mai detto, esprimere rabbia, dolore o tristezza senza filtri. Spesso, il semplice atto di “parlare” su carta riduce la tensione emotiva e rende più chiari i sentimenti.
2. Racconta un ricordo bello (o che avresti voluto vivere) con lui o lei
Ricordare momenti positivi o immaginare esperienze che non hai potuto vivere serve a dare una forma più morbida alla mancanza. Ti permette di integrare l’assenza non solo come perdita, ma anche come desiderio, sogno o aspirazione. Scrivere questi ricordi “immaginati” aiuta a coltivare un legame emotivo sano, senza rimanere intrappolati solo nel dolore.
3. Descrivi cosa provi quando vedi famiglie insieme
Questo esercizio aiuta a riconoscere e accettare le emozioni che si attivano in situazioni di confronto. Forse sentirai rabbia, tristezza, invidia, o al contrario serenità e accettazione. Dare un nome a queste sensazioni ti permette di gestirle meglio quando si ripresentano nella vita quotidiana, evitando che restino come un nodo irrisolto.
4. Elenca tre qualità che apprezzi di te oggi
Spesso l’assenza di un genitore può minare l’autostima. Fermarsi a scrivere tre qualità che riconosci in te — anche piccole — aiuta a riorientare lo sguardo su ciò che sei diventato, nonostante e anche grazie alle difficoltà. È un esercizio di auto-riconoscimento che rafforza il senso di valore personale.
5. Immagina di parlare con te stesso bambino: cosa gli diresti?
Questo suggerimento ti mette in una posizione di cura verso te stesso. Ti permette di guardare indietro con compassione e di dare a quel bambino le parole di conforto, amore e sicurezza che forse non ha sentito. È un esercizio che può essere profondamente liberatorio, perché riscrive in parte il dialogo interiore e cambia il modo in cui ti percepisci.
Conclusione – Scrivere per colmare il vuoto
Crescere senza un genitore non significa vivere per sempre in un vuoto incolmabile. Quel vuoto, sì, resta, ma può diventare lo spazio in cui imparare a crescere, a costruire e a trovare la propria forza interiore.
Per me, la scrittura è stata il ponte tra la rabbia e la possibilità di una vita più consapevole.
Ogni parola che ho messo su carta è stata un mattone nella costruzione di un rifugio sicuro, un luogo dove il dolore poteva esistere senza che mi travolgesse.
Il journaling non ha cancellato la ferita, ma l’ha trasformata in un ricordo che non mi definisce più, bensì in una fonte di resilienza.
È diventato il mio modo per restare in piedi, anche quando la vita sembrava volermi piegare.
Se questa storia ti ha toccato, ti invito a continuare il viaggio leggendo altri articoli del mio blog dedicati al journaling e al benessere emotivo.
E, se vuoi vivere un racconto intenso di amore, coraggio e legami indistruttibili, ti consiglio di scoprire il mio romanzo Grandi come nei sogni, disponibile su Amazon.
Il mio primo romanzo: “Grandi Come Nei Sogni!

Il ritmo incalzante di New York e le note appassionate del jazz hanno sempre scandito la vita di Louis. Ora, una diagnosi spietata minaccia di spegnere ogni melodia. Solo l’amore per sua figlia, con i suoi occhi spalancati sul sogno di vedere le balene, accende in Louis un desiderio incrollabile: trasformare il tempo che gli resta in un’avventura indimenticabile.
Grandi come nei sogni è un romanzo dedicato alla forza di un padre, alla purezza di un amore incondizionato e alla tenacia dello spirito umano di fronte all’inevitabile. Un omaggio a tutti quei genitori che amano intensamente i propri figli e che, nelle difficoltà, trovano la forza di continuare ad amare.
Ci leggiamo in giro!
Un abbraccio.
Dome
Ghost/Copywriter & Blogger